Dalla morte al mattino

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una raccolta di segmenti narrativi intensamente lirici, ritagliati con acume da un’unica, enorme opera che Thomas Wolfe non ha mai smesso di rielaborare durante i dodici anni che ha dedicato alla scrittura. Con un linguaggio lirico e visionario, Dalla morte al mattino restituisce al lettore la tensione al soddisfacimento di un appetito insaziabile, di una fame senza requie, di un desiderio inesprimibile, inquietudini che accompagnarono Wolfe per tutta la vita.
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Dalla morte al mattino

di Thomas Wolfe

[USA]

pag 280

 

Dalla morte al mattino è una raccolta di segmenti narrativi intensamente lirici, ritagliati con acume da un’unica, enorme opera che Thomas Wolfe non ha mai smesso di rielaborare durante i dodici anni che ha dedicato alla scrittura. Da questo processo di riduzione, operato dall’autore insieme al suo editor del tempo Max Perkins, nasce From Death to Morning, uscito nel 1935 e qui proposto per la prima volta in lingua italiana nella forma che lo stesso autore avrebbe voluto vedere pubblicata: una raccolta di limpidissime miniature, modelli esemplari della poetica wolfiana che si sostanzia nell’ambizione di creare un libro-fiume capace di contenere ogni possibile sfaccettatura della percezione umana. Da questo desiderio nascono le figure dei racconti di Wolfe, personaggi denutriti e avidi, che si muovono tra paesaggi lontani e inaccessibili, spesso in preda a visioni, presagi e incubi: il padre morente che seduto sotto il porticato inneggia ai presidenti della sua gioventù; l’uomo che, dopo averla “incontrata” diverse volte in città, dedica un’ode alla Morte; l’esploratore spagnolo che uccide gli indiani e saccheggia i villaggi, deluso per non aver trovato l’oro e incapace di scoprire la vera ricchezza.

Con un linguaggio lirico e visionario, Dalla morte al mattino restituisce al lettore la tensione al soddisfacimento di un appetito insaziabile, di una fame senza requie, di un desiderio inesprimibile, inquietudini che accompagnarono Wolfe per tutta la vita.

 

L’autore

Thomas Clayton Wolfe è stato nelle parole di William Faulkner «lo scrittore più talentuoso della nostra generazione», e personalità del calibro di Scott Fitzgerald, Max Perkins e Jack Kerouac, tra gli altri, ne hanno ampiamente documentato l’importanza nella storia della letteratura americana. Nato a Asheville, in Carolina del Nord, il 3 ottobre del 1900, frequentò Harvard e nel 1924 fu nominato professore di Letteratura inglese al Washington Square College di New York. Nel frattempo viaggiò tra Europa e Stati Uniti d’America, soggiornando per lunghi periodi in Inghilterra, Francia, Italia, Svizzera e Germania.

Nel 1929 pubblicò con la casa editrice Scribner il suo primo romanzo Look Homeward, Angel (Angelo, guarda il passato), dopo un attento lavoro di revisione compiuto su indicazione di Perkins per ridurre l’enorme mole del manoscritto. L’opera, fortemente autobiografica, ottenne un successo enorme e nel 1930 Wolfe poté ritirarsi dall’insegnamento per dedicarsi esclusivamente alla scrittura.

Negli anni successivi realizzò tre lunghi romanzi e due raccolte di racconti.

Morì a soli 38 anni, il 15 settembre del 1938.

Recensioni

Sabato, 28 Marzo 2015

l'opera di una vita che è anche un grande capolavoro

(R)