Racconti - Mistero, assenzio e passioni

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una delle esperienze narrative più interessanti e notevoli del romanticismo portoghese. La critica e la storiografia letteraria sono solite definire fantastici iRacconti di Álvaro do Carvalhal, ma questa affrettata classificazione sulla base delle categorie stabilite da Tvetzan Todorov ha l’inconveniente di dare una pallida immagine della ricchezza e della complessità di questi testi. I Racconti, infatti, non si prestano affatto a una agevole catalogazione nel genere fantastico, o meraviglioso, nonostante presentino personaggi e situazioni insoliti o straordinari, per via della componente ironica, la cui matrice risale a Sterne e Hoffmann, che li contraddistingue.
Autore
Álvaro do Carvalhal
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Racconti. Mistero, assenzio e passioni

di Álvaro do Carvalhal

[Portogallo]

racconti

pag totali 224

 

Sono scarse e lacunose le informazioni di cui disponiamo sulla vicenda umana di Álvaro do Carvalhal, nato a Padrela, una piccola località della regione di Trás-os-Montes, nel nord del Portogallo, e morto nel 1868 a Coimbra mentre frequentava l’ultimo anno del corso di giurisprudenza; eppure la critica ha spesso spiegato le particolari scelte tematiche e espressive dello scrittore proprio con la sua biografia. L’immagine di autore “maudit”, che ne ha accompagnato per lungo tempo la fortuna critica, si deve soprattutto all’amico intimo e collega universitario J. Simões Dias, che curò l’edizione postuma dei Racconti (1868).

Nello “studio bibliografico” che apre il volume, questi attribuisce la singolarità e bizzarria dei personaggi, e addirittura dello stile alla «febbre incessante che gli stordiva la testa e gli esaltava l’immaginazione». Sofferente di una malattia cardiaca, della cui incurabilità era a conoscenza, lo scrittore avrebbe trascorso gli ultimi mesi di vita, sempre secondo J. Simões Dias, tormentato dall’idea della morte prossima, in preda a ossessioni e incubi che invano cercava di scacciare. E proprio quello stato d’animo turbato e confuso sarebbe stato la fonte d’ispirazione dei suoi racconti.

Medesima lettura dei racconti si ritrova, a distanza di quasi un secolo, alla voce consacrata all’autore dal prestigioso Dicionário de Literatura (3ª ed. 1978) che ne sottolinea gli «ingredienti forti, erotici e macabri», e parla di «stile inappropriato» di «immaginazione febbrile» e «cinismo brutale» per concludere che essi «documentano con rozza ingenuità uno spirito ammalato».Va detto, ad ogni modo, che in tempi recenti, grazie al contributo di vari studi critici e di nuove edizioni, l’immagine dello scrittore si va gradualmente liberando dai vecchi stereotipi e si comincia a riconoscere nella sua opera una delle esperienze narrative più interessanti e notevoli del romanticismo portoghese. La critica e la storiografia letteraria sono solite definire fantastici iRacconti di Álvaro do Carvalhal, ma questa affrettata classificazione sulla base delle categorie stabilite da Tvetzan Todorov ha l’inconveniente di dare una pallida immagine della ricchezza e della complessità di questi testi.

I Racconti, infatti, non si prestano affatto a una agevole catalogazione nel genere fantastico, o meraviglioso, nonostante presentino personaggi e situazioni insoliti o straordinari, per via della componente ironica, la cui matrice risale a Sterne e Hoffmann, che li contraddistingue. Una componente che si manifesta in particolar modo nei racconti narrati in terza persona, come I Cannibali, La Vestale! e J. Moreno, in cui i frequenti interventi del narratore hanno la finalità di mettere in luce l’artificio della finzione; a volte si tratta di commenti sulla composizione, che ne segnalano eventuali difetti, altre volte di suggerimenti sull’opportunità di usare particolari tecniche che potrebbero rendere più efficace lo sviluppo della narrativa. Fra l’altro, all’inizio del VII capitolo di I Cannibali, leggiamo, inserita nel racconto, una recensione scritta da un ipotetico critico che, dopo aver letto i capitoli precedenti, non si limita ad additare gravi e imperdonabili difetti dell’opera, ma consiglia bonariamente all’autore di dedicarsi a un’attività più consona alle sue doti intellettuali, ossia l’agricoltura.Questi comportamenti del narratore che, del resto, sia nel racconto I Cannibaliche in J. Moreno, interviene prontamente per spiegare il mistero creato da eventi a prima vista inspiegabili, impediscono che si crei quella atmosfera di “suspense” e quindi di esitazione, essenziale al fantastico. Per quel che riguarda, poi, I Cannibali, la cui complessità costituisce ancora oggi una sfida per l’interpretazione critica, sarà più vantaggioso leggerlo in chiave grottesca, come uno dei rari esempi di humour noir della letteratura portoghese del secolo XIX.

Più vicini al canone del fantastico sono i due racconti narrati in prima persona, Il pugnale di Rosaura e La febbre del gioco, che presentano la cornice narrativa che lo scrittore brasiliano Álvares de Azevedo aveva dato ai racconti di A Noite na Taberna, la bibbia del satanismo ottocentesco in versione portoghese: il protagonista racconta la sua storia in una taverna dinanzi a una compagnia di marginali. Evidente l’omologia strutturale fra le due narrative: all’origine di vari eventi strani e straordinari c’è un delitto, e il soprannaturale consiste nell’apparizione del morto, nel ritorno della vittima, Rosaura in un caso, il padre di Mariano nell’altro. In entrambi i racconti l’incontro con il fantasma viene preparato abilmente  mediante la creazione di uno spazio inquietante, in Il Pugnale di Rosaura il vecchio e decrepito palazzo veneziano, al quale il protagonista giunge dopo un percorso notturno, un vero e proprio climax ascendente che sfocia nell’irruzione dell’evento soprannaturale.

In La febbre del gioco, la soglia del fantastico è ancora una volta rappresentata da un’abitazione, in questo caso una bisca, dove Mariano si reca non appena ha ricevuto il denaro imprestatogli dall’amico Lúcio. L’accurata dispositio rivela una sicura padronanza delle tecniche narrative del racconto a effetto, che Álvaro do Carvalhal ha sicuramente appreso con la lettura di Egdar Allan Poe. Il ritmo della narrazione è sempre vivace, mentre le brevi e pertinenti digressioni sono funzionali allo sviluppo del racconto. Ogni elemento del testo, insomma, contribuisce a preparare il momento culminante della storia.  

Il pugnale di Rosaura e La febbre del gioco, se vogliamo richiamarci alle categorie di Todorov, appartengono allo strano, in virtù della razionalizzazione del soprannaturale, e per l’indagine del lato oscuro della personalità e del mondo onirico, partecipano dello spirito della migliore letteratura fantastica ottocentesca che esprime la componente irrazionale, inconscia, dionisiaca dell’animo umano.La vestale! mette in luce la predilezione di Álvaro do Carvalhal per tematiche  e generi che il romanticismo portoghese evitava accuratamente. Un’atmosfera sinistra, sovraccarica di presagi, addensata dai personaggi di Fausto e il suo doppio Don Pablo, avvolge una trama erotica di cui sono protagonisti Gundar e Florentina, un personaggio che contrasta con l’immagine tradizionale della narrativa romantica. Anche in questo caso siamo dinanzi a un racconto a effetto in cui ogni elemento è subordinato alla sorpresa finale. Sorpresa, si badi bene, e non shock, dato che il finale è il denoument logico e coerente di una trama costellata di indizi abilmente disseminati, la cui corretta interpretazione si palesa al lettore soltanto nelle ultime frasi. Va sottolineato anche un altro aspetto riguardo alle pagine finali: il punto di vista è quello del protagonista e la sequenza che precede il momento culminante presenta analogie con quelle che nei racconti Il pugnale di Rosaura e La febbre del gioco preparano l’irruzione del soprannaturale. Si veda la descrizione della lunga attesa e della stanza di Florentina che crea uno spazio inquietante, presupposto per l’insorgere di un evento straordinario che, pur non essendo, in questo caso, un fantasma è tuttavia altrettanto spaventoso e inaccettabile per il protagonista. Vale la pena di ricordare che, come è stato già notato, la letteratura fantastica ottocentesca è la forma dell’espressione di una tematica proibita, inesprimibile in altro modo, e qualche critico ritiene che, in realtà, il racconto fantastico sia essenzialmente allegorico: finge di narrare una storia, superficiale, per raccontarne un’altra, profonda. In La vestale! Il contenuto latente e il contenuto manifesto del fantastico si intrecciano in un modo raro e significativo.

 

Autore

Álvaro do Carvalhal Sousa Teles (Argeriz, 3 febbraio 1844 – Coimbra, 14 febbraio 1868) è stato uno scrittore portoghese. La vita di Álvaro do Carvalhal è stata breve. Nacque ad Argeriz, una piccola località della regione Trás-os-Montes e Alto Douro. Frequentò il liceo umanistico a Braga, dove iniziò a pubblicare poesie e prose nei giornali locali e iniziò a comporre il suo primo "romanzo" (termine col quale definiva i suoi racconti).

Nel 1862 pubblicò il dramma «O castigo da vingança!». Nello stesso anno si iscrisse alla scuola di diritto dell'Università di Coimbra, città dove allacciò rapporti con la redazione della rivista A Folha e con alcuni giovani intellettuali, soprattutto José Simões Dias (1844-1899) e João Penha, che in seguito faranno parte della cosiddetta "Geração de 70" ("Generazione del 70" o "Generazione di Coimbra").

All'età di 24 anni, quando frequentava il quarto anno di scuola di diritto a Coimbra, gli fu diagnosticata la presenza di aneurisma. Angosciato e consapevole del poco tempo che gli rimaneva da vivere, cercò di organizzare la raccolta dei suoi racconti, che però non riuscì a rivedere completamente: i suoi Contos saranno pubblicati postumi a cura di José Simões Dias. Fra i Contos è compreso il racconto lungo Os canibais (in lingua italiana: I Cannibali), considerato unanimemente il capolavoro di Carvalhal e uno dei più alti esempi del genere nero. Il racconto ha conosciuto negli ultimi anni un notevole successo grazie soprattutto al film omonimo di Manoel de Oliveira diretto nel 1988 su libretto e musica di João Paes

 

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