Una cosa divertente che non farò mai più

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«E allora oggi è sabato 18 marzo e sono seduto nel bar strapieno di gente dell'aeroporto di Fort Lauderdale, e dal momento in cui sono sceso dalla nave da crociera al momento in cui salirò sull'aereo per Chicago devono passare quattro ore che sto cercando di ammazzare facendo il punto su quella specie di puzzle ipnotico-sensoriale di tutte le cose che ho visto, sentito e fatto per il reportage che mi hanno commissionato».
Autore
David Foster Wallace
 Back to: Romanzi / Narrativa

Una cosa divertente che non farò mai più
di David Foster Wallace
151 pagine

«E allora oggi è sabato 18 marzo e sono seduto nel bar strapieno di gente dell'aeroporto di Fort Lauderdale, e dal momento in cui sono sceso dalla nave da crociera al momento in cui salirò sull'aereo per Chicago devono passare quattro ore che sto cercando di ammazzare facendo il punto su quella specie di puzzle ipnotico-sensoriale di tutte le cose che ho visto, sentito e fatto per il reportage che mi hanno commissionato». "Una cosa divertente che non farò mai più" è il capolavoro di comicità e virtuosismo stilistico con cui i lettori italiani hanno conosciuto il genio letterario di David Foster Wallace. Commissionatogli inizialmente come articolo per la rivista Harper's, questo reportage narrativo da una crociera extralusso ai Caraibi - iniziato sulla stessa nave che lo ospitava e cresciuto a dismisura dopo innumerevoli revisioni - è ormai diventato un classico dell'umorismo postmoderno e al tempo stesso una satira spietata sull'opulenza e il divertimento di massa della società americana contemporanea.

AUTORE
David Foster Wallace
David Foster Wallace nacque ad Ithaca, città situata a 400 km da New York, il 21 febbraio del 1962, figlio di James Donald Wallace e di Sally Jean Foster. Visse a Champaign, nell'Illinois, fino alla quarta elementare per poi trasferirsi a Urbana, dove frequentò la Yankee Ridge School. Iscritto all'Amherst College, la stessa università del padre, vi si laureò nel 1985 in letteratura inglese e in filosofia, con una specializzazione in logica modale e matematica, per poi frequentare il primo semestre del corso di filosofia presso l'Università di Harvard, che abbandonò alla fine del 1989 dopo il ricovero alla clinica psichiatrica McLean's.

La sua tesi sulla logica modale, intitolata Richard Taylor's 'Fatalism' and the Semantics of Physical Modality (soggetto del saggio del 2008 del The New York Times Consider the Philosopher) fu premiata con il Gail Kennedy Memorial Prize. Nel 1987 ottenne un Master of Fine Arts in scrittura creativa alla University of Arizona. Insegnò alla Illinois State University per gran parte degli anni novanta e nell'autunno del 2002 diventò professore di scrittura creativa e letteratura inglese al Pomona College, in California.

Il suo romanzo d'esordio, La scopa del sistema, si ispira alla sua seconda tesi universitaria ed uscì nel 1987. La critica notò subito il talento di Wallace che, a soli venticinque anni, si distingueva per lo stile ironico, complesso e acuto. Nel 1989 uscì negli Stati Uniti La ragazza con i capelli strani, una raccolta di racconti che tocca temi tipici di Wallace e fu considerata un suo manifesto poetico e stilistico.

Il secondo romanzo, Infinite Jest, uscì nel 1996 e fece diventare Wallace un autore di culto internazionale. Nel 2006 la rivista Time lo incluse nella lista dei cento migliori romanzi di lingua inglese dal 1923 al 2006. Il romanzo, considerato il capolavoro dello scrittore statunitense, descrive la complessità della società contemporanea: le difficoltà nei rapporti interpersonali, l'uso delle droghe, il ruolo sempre più importante del mondo dello spettacolo, dei media e dell'intrattenimento, l'esasperata competizione sociale raccontata attraverso il tennis, sport praticato a livelli agonistici dallo stesso autore.

Definito dal New York Times un "Émile Zola post-millennio" e "la mente migliore della sua generazione", la critica lo ha spesso paragonato ad autori celebrati come Thomas Pynchon, Don DeLillo, Vladimir Nabokov e Jorge Luis Borges. Considerato uno dei rappresentanti della corrente letteraria Avantpop, ricevette diversi premi, tra cui il MacArthur Fellowship.

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