Pink is the new black

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La divisione dei colori – rosa per le femmine e blu per i maschi – è uno dei tanti dispositivi per il mantenimento dell’ordine di genere, un ordine rigorosamente binario che non prevede sconfinamenti e che ingabbia non solo il femminile, ma anche, o forse soprattutto, il maschile. Ancora oggi, i maschi devono mostrarsi diversi dalle femmine, ma si iniziano a intravvedere significativi segnali di cambiamento, che generano forme di resistenza. Perché le sfide all’ordine di genere fanno paura? Attraverso una ricerca sugli stereotipi di genere nelle scuole di infanzia genovesi, si è provato a rispondere a queste e altre domande, entrando nelle scuole, parlando con le insegnanti, facendo osservazione nelle classi e provando a catturare il punto di vista creativo di bambine e bambini.
Autore
Emanuela Abbatecola, Luisa Stagi
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Pink is the new black
- Stereotipi di genere nella scuola dell’infanzia

di Emanuela Abbatecola, Luisa Stagi

pag 144


Pinkizzazione è la recente tendenza a colorare di rosa tutto ciò che appartiene al territorio femminile: rosa i vestiti e i giocattoli delle bambine, rosa gli oggetti e gli accessori delle donne; ma rosa è anche il colore scelto dalle donne in marcia nello sciopero globale dell’8 marzo 2017.
Quando e perché è divenuto così di moda? La divisione dei colori – rosa per le femmine e blu per i maschi – è uno dei tanti dispositivi per il mantenimento dell’ordine di genere, un ordine rigorosamente binario che non prevede sconfinamenti e che ingabbia non solo il femminile, ma anche, o forse soprattutto, il maschile. Ancora oggi, i maschi devono mostrarsi diversi dalle femmine, ma si iniziano a intravvedere significativi segnali di cambiamento, che generano forme di resistenza.
Perché le sfide all’ordine di genere fanno paura? Attraverso una ricerca sugli stereotipi di genere nelle scuole di infanzia genovesi, si è provato a rispondere a queste e altre domande, entrando nelle scuole, parlando con le insegnanti, facendo osservazione nelle classi e provando a catturare il punto di vista creativo di bambine e bambini.

 

AUTRICI
Emanuela Abbatecola è docente, rispettivamente di Sociologia del lavoro e di Sociologia generale, presso l’Università di Genova, dove condivide insieme a Luisa Stagi anche il modulo “Genere, stereotipi e rappresentazioni sociali” per l’insegnamento “Introduzione agli studi di genere”.
Sul tema del genere ha coordinato convegni, seminari, ricerche, documentari, un libro collettaneo (Identità senza confini, insieme a Roberto Todella, 2008) e due numeri monografici della rivista “AG-AboutGender. Rivista internazionale di studi di genere”, da lei fondata e diretta insieme a Luisa Stagi (www.aboutgender.unige.it).

Luisa Stagi è docente, rispettivamente di Sociologia del lavoro e di Sociologia generale, presso l’Università di Genova, dove condivide insieme a Emanuela Abbatecola anche il modulo “Genere, stereotipi e rappresentazioni sociali” per l’insegnamento “Introduzione agli studi di genere”.
Sul tema del genere ha coordinato convegni, seminari, ricerche, documentari, un libro collettaneo (Identità senza confini, insieme a Roberto Todella, 2008) e due numeri monografici della rivista “AG-AboutGender. Rivista internazionale di studi di genere”, da lei fondata e diretta insieme a Emanuela Abbatecola (www.aboutgender.unige.it).

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