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Dalla A di Adriatico alla Z di Zombies –passando per la G di Gratta e vinci e la V di Voltagabbana– quarantacinque impietosi ritratti dell’Italia di oggi. O forse sarebbe meglio dire quarantacinque selfies. Difficile infatti, quasi impossibile, scorrere disegni e parole senza riconoscerci, anche più di una volta, in atteggiamenti, situazioni, comportamenti.
Autore
Goffredo Fofi
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Italia A/Z

- L’ITALIA IN 26 LETTERE E 45 PAROLE

di Goffredo Fofi 

illustrazioni di Armin Greder 

pagine 48, cm. 16,8 x 30  

 

Dalla A di Adriatico alla Z di Zombies –passando per la G di Gratta e vinci e la V di Voltagabbana– quarantacinque impietosi ritratti dell’Italia di oggi. O forse sarebbe meglio dire quarantacinque selfies.

Difficile infatti, quasi impossibile, scorrere disegni e parole senza riconoscerci, anche più di una volta, in atteggiamenti, situazioni, comportamenti.

Non aspettatevi però –né dalle immagini né dalle parole– una normale declinazione grammaticale. Sì, certo, tutte le desinenze sono scrupolosamente rispettate, ma altrettanto rigorosamente disertati sono tutti i luoghi comuni, tutte le banalità. Non di rado con un, seppure amaro, sorriso.

 

Autori

Goffredo Fofi Saggista, critico teatrale e cinematografico, disincantato osservatore politico, Goffredo Fofi (Gubbio, 1937) è una delle personalità più attive e combattive della cultura italiana. Il suo impegno, incentrato soprattutto sul rapporto tra la realtà sociale e la sua rappresentazione nelle arti, ha favorito la nascita di riviste "storiche" come «Quaderni piacentini», «Ombre rosse», «Linea d’ombra», «La terra vista dalla luna», oltre a tradursi in un numero sterminato di articoli, interventi, iniziative. Polemico e provocatorio, Goffredo Fofi si è però spesso dimostrato un apripista riuscendo (nel cinema, come nel teatro, come nella letteratura) a individuare in tempi non sospetti stili, tendenze e autori canonizzati successivamente (e spesso con colpevole ritardo) dalla cultura ufficiale. Oggi Fofi dirige la rivista «Lo straniero», fa il consulente editoriale, scrive su diversi giornali continuando in questo modo la sua instancabile attività di osservatore e promotore culturale. Fra i suoi numerosi libri: “Sotto l'ulivo. Politica e cultura negli anni ’90” (minimum fax, 1998); “Alberto Sordi. L'Italia in bianco e nero” (Mondadori, 2004);
”Paolo Benvenuti” (Falsopiano, 2003);
”Le nozze coi fichi secchi” (L’Ancora, 1999);
”Come in uno specchio” (Donzelli, 1997);
”Strade maestre. Ritratti di scrittori italiani” (Donzelli, 1996);
”Più stelle che in cielo. (E/O, 1995);
”La vera storia di Peter Pan e altre storie per film (1968-1977)” (E/O, 1994);
”Benché giovani. Crescere alla fine del secolo” (E/O, 1993);
”Strana gente. 1960: un diario tra Sud e Nord” (Donzelli, 1993);
”Prima il pane” (E/O, 1990);
”Pasqua di maggio. Un diario pessimista” (Marietti, 1988). A questi si aggiungono poi numerosi titoli scritti a più mani fra cui: “Simenon, l'uomo nudo” con Claudio G. Fava e Giovanni Da Campo (L'Ancora del Mediterraneo, 2004); “Prima e dopo il '68. Antologia dei Quaderni piacentini” con Vittorio Giacopini
(minimum fax, 2008); “Leggere, scrivere, disobbedire. Conversazione” con Stefano Benni
(minimum fax, 1999); “Santosuosso” con Ferruccio Giromini
(Cooper & Castelvecchi, 2003); “Intoccabili” con Stefano Cardone
(Silvana, 2003); “Totò. L’uomo e la maschera” con Franca Faldini
(L’Ancora, 2000); “Maledetti giornalisti” con Gad Lerner e Michele Serra
(E/O, 1997); “Marlon Brando” con Tony Thomas
(Gremese Editore, 1982). Nel 2008, con Giulio Marcon ha fondato le “Edizioni dell’asino”. Nel catalogo di orecchio acerbo: “Il cacciatore” di Nino De Vita (postfazione, 2006, “Dark to light” di Brad Holland (nota critica, 2006) e “Bonaventura: i casi e le fortune di un eroe gentile” (nota critica, 2007), "L'ombra e il bagliore" di Jack London illustrazioni di Fabian Negrin (postfazione, 2010), "Banchi di nebbia" (prefazione, 2010), "La casa sull'altura" di Nino De Vita, illustrazioni di Simone Massi (postfazione, 2011), "Janet la storta" di Robert Louis Stevenson, illustrazioni di Maurizio Quarello (2012), "Salto" di Lev Tolstoj, illustrazioni di Maja Celija (2012). 

Armin Greder “Sono nato nel 1942 in Svizzera, in una piccola città in cui i nomi delle strade sono scritti in tedesco e in francese, e dove non sai quale delle due lingue usare per rivolgerti a chi sta dietro al bancone del negozio. A scuola la mia materia preferita era educazione artistica, fino a quando non hanno cominciato a dirmi come dovevo disegnare. Al secondo posto c’era ginnastica, perché eri autorizzato a gridare giocando a pallone. A scuola nessuno mi ha insegnato a scrivere, ma solo come detestare la grammatica. E la poesia era qualcosa quasi senza senso, di solito era lunga e da imparare a memoria. Solo più tardi, quando ho disimparato abbastanza, ho capito che la lingua non è il suono che fai quando parli, ma qualcosa che rende tangibili i tuoi pensieri. Qualcuno scrive pensando ai lettori che immagina leggeranno il suo libro. Io preferisco scrivere pensando alla storia che deve essere raccontata. A chi si rivolga il libro e a quale fascia d’età è destinato, lascio che lo decida l’editore, e, soprattutto, i lettori. Forse questo è il motivo per cui mi ritrovo a illustrare più libri scritti da altri che non da me. Preferisco lavorare di giorno. La luce è migliore. Se ci fossero eroi fra gli artisti, per me sarebbero Goya, Käthe Kollwitz e Honoré Daumier. Ci sono forse una dozzina di autori da cui continuo a tornare. Fra loro ci sono Johann Wolfgang Goethe per il modo in cui gioca con la lingua, Eduardo Galeano per il modo in cui riesce a correggere la storia, e Nicolas Bouvier per i suoi viaggi e per il modo in cui riesce a scriverne. Sono contro la monocultura. Nelle piante genera infestazioni di insetti, nelle persone genera ignoranza. Quanto più sventolano le bandiere, tanto più temo il patriottismo, perché non è troppo lontano dal nazionalismo. Non ho né un cane, né un gatto. Non ci sono topolini nella mia casa e sono convinto che il miglior amico dell’uomo non sia un cane ma un altro essere umano. Non fumo e preferisco le verdure alla carne, e il vino bianco al rosso.” Armin Greder è fumettista, graphic designer e illustratore. È emigrato in Australia nel 1971, dove ha insegnato design e illustrazione al Queensland College of Art. Al suo lavoro sono state dedicate numerose mostre personali e collettive dalla Germania fino al Giappone. Nel 1996, ha ricevuto il Bologna Ragazzi Award e l’ IBBY Honour List con “The Great Bear” di Libby Gleeson (Scholastic Press). Con Libby Gleeson ha pubblicato anche: “Big dog” (1991), “Sleep time” (1993), “The princess and the perfect dish” (1995) e “An ordinary day” (2001). “Thie Insel” (“L’isola” orecchio acerbo, 2008) pubblicato da Sauerlander nel 2002, è il libro di cui per la prima volta è anche autore dei testi. È tradotto in moltissime lingue e ha ricevuto premi in tutto il mondo, fra cui il Goldener Apfel/Golden alla Biennale di Illustrazione di Bratislava del 2003. “La città” (orecchio acerbo, 2009), uscito in anteprima internazionale in Italia, è il suo secondo libro come autore unico. 

 

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Giovedì, 02 Giugno 2016

abecedario dei tempi moderni!

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