Gli stranieri (dagli 11 anni)

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Un unico paese, per due popoli. Una guerra che li sfianca, e che impedisce di vedere i tratti comuni. E poi un muro che li divide. Un libro per tutti quelli che pensano che si è liberi solo se anche gli altri lo sono.
Autore
Armin Greder
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Gli stranieri

di Armin Greder 

illustrazioni di Armin Greder 

traduzione di Rosa Chefiuta & Co 

pagine 32, cm. 22 x 31,5 

(dagli 11 anni in su)

 

Un antico paese, coltivato a ulivi, e a sassi. Casa di un popolo antico.

Un giorno, arrivano gli Stranieri. Di quella terra -abitata dai padri dei loro padri- rivendicano l’eredità. Cacciati e sparsi in tutto il mondo, oppressi e perseguitati per secoli, dopo aver tanto sofferto hanno deciso di ritornare. E, anno dopo anno, tornano sempre più numerosi.

Un unico paese, per due popoli. Una guerra che li sfianca, e che impedisce di vedere i tratti comuni. E poi un muro che li divide.

Un libro per tutti quelli che pensano che si è liberi solo se anche gli altri lo sono.

 

Autori

Armin Greder “Sono nato nel 1942 in Svizzera, in una piccola città in cui i nomi delle strade sono scritti in tedesco e in francese, e dove non sai quale delle due lingue usare per rivolgerti a chi sta dietro al bancone del negozio. A scuola la mia materia preferita era educazione artistica, fino a quando non hanno cominciato a dirmi come dovevo disegnare. Al secondo posto c’era ginnastica, perché eri autorizzato a gridare giocando a pallone. A scuola nessuno mi ha insegnato a scrivere, ma solo come detestare la grammatica. E la poesia era qualcosa quasi senza senso, di solito era lunga e da imparare a memoria. Solo più tardi, quando ho disimparato abbastanza, ho capito che la lingua non è il suono che fai quando parli, ma qualcosa che rende tangibili i tuoi pensieri. Qualcuno scrive pensando ai lettori che immagina leggeranno il suo libro. Io preferisco scrivere pensando alla storia che deve essere raccontata. A chi si rivolga il libro e a quale fascia d’età è destinato, lascio che lo decida l’editore, e, soprattutto, i lettori. Forse questo è il motivo per cui mi ritrovo a illustrare più libri scritti da altri che non da me. Preferisco lavorare di giorno. La luce è migliore. Se ci fossero eroi fra gli artisti, per me sarebbero Goya, Käthe Kollwitz e Honoré Daumier. Ci sono forse una dozzina di autori da cui continuo a tornare. Fra loro ci sono Johann Wolfgang Goethe per il modo in cui gioca con la lingua, Eduardo Galeano per il modo in cui riesce a correggere la storia, e Nicolas Bouvier per i suoi viaggi e per il modo in cui riesce a scriverne. Sono contro la monocultura. Nelle piante genera infestazioni di insetti, nelle persone genera ignoranza. Quanto più sventolano le bandiere, tanto più temo il patriottismo, perché non è troppo lontano dal nazionalismo. Non ho né un cane, né un gatto. Non ci sono topolini nella mia casa e sono convinto che il miglior amico dell’uomo non sia un cane ma un altro essere umano. Non fumo e preferisco le verdure alla carne, e il vino bianco al rosso.” Armin Greder è fumettista, graphic designer e illustratore. È emigrato in Australia nel 1971, dove ha insegnato design e illustrazione al Queensland College of Art. Al suo lavoro sono state dedicate numerose mostre personali e collettive dalla Germania fino al Giappone. Nel 1996, ha ricevuto il Bologna Ragazzi Award e l’ IBBY Honour List con “The Great Bear” di Libby Gleeson (Scholastic Press). Con Libby Gleeson ha pubblicato anche: “Big dog” (1991), “Sleep time” (1993), “The princess and the perfect dish” (1995) e “An ordinary day” (2001). “Thie Insel” (“L’isola” orecchio acerbo, 2008) pubblicato da Sauerlander nel 2002, è il libro di cui per la prima volta è anche autore dei testi. È tradotto in moltissime lingue e ha ricevuto premi in tutto il mondo, fra cui il Goldener Apfel/Golden alla Biennale di Illustrazione di Bratislava del 2003. “La città” (orecchio acerbo, 2009), uscito in anteprima internazionale in Italia, è il suo secondo libro come autore unico. 

 

Fausta Orecchio - Alias: Rosa Chefiuta & Co Fausta Orecchio è nata a Roma nel 1957. Avrebbe voluto essere una matematica o una musicista, ma è diventata grafica per punizione. A sedici anni, infatti, una sospensione scolastica le impedisce di proseguire gli studi e comincia così a lavorare allo Studio Giulio Italiani, dove apprende gli elementi basilari del graphic design. In seguito frequenta il corso di disegno del nudo all’Accademia di Belle Arti di Roma e – sempre ostinata nell’idea di fare musica –dà qualche esame al Conservatorio di Santa Cecilia. Negli anni ’80 entra come grafico al quotidiano LC (Lotta Continua) e abbandona definitivamente la musica per dedicarsi interamente alla grafica, che da punizione diventa finalmente passione. Nell’89, dopo la chiusura del quotidiano Reporter dove era capo-servizio grafico, entra in contatto col gruppo di fumettisti “Valvoline”, seguendo la grafica della rivista "Dolce Vita" diretta da Oreste Del Buono. Lì comincia la collaborazione e l’amicizia con alcuni illustratori fra cui Lorenzo Mattotti, Igort, Francesca Ghermandi, Gabriella Giandelli, Stefano Ricci e molti altri. Sarà proprio questa collaborazione che di lì in poi segnerà fortemente il suo lavoro grafico. Fra il ’93 e il ’99, insieme al direttore Paolo Cesari, chiama a collaborare alla rivista contro la pena di morte "Nessuno tocchi Caino", alcuni fra i nomi più rilevanti dell’illustrazione internazionale, e la rivista diventa un punto di riferimento importante anche per l’aspetto grafico e visivo. In quegli anni incontra l’illustratore Fabian Negrin, con cui comincia una collaborazione ininterrotta che caratterizzerà molti fra i suoi lavori più significativi, fra cui l’immagine dell’Ente Teatrale Italiano. Fra il ’94 e il 2000 lavora particolarmente nel campo editoriale ridisegnando la linea grafica di importanti case editrici italiane. Nel 1997 ottiene il Premio Matita d’oro per il Graphic Design e, nel 2001, la Segnalazione d’onore nel concorso Compasso d’oro per il lavoro svolto per le riviste "Hands off Cain" e "Lo Straniero" diretto da Goffredo Fofi. Nel 2002 viene incaricata dall’Associazione Italiana Progettazione per la Comunicazione Visiva di realizzare il marchio per la conferenza dell’Atypi, la principale associazione internazionale di type designers. Dal 2002 insieme a Lorenzo Mattotti ogni estate realizza i manifesti del Comune di Roma per le iniziative culturali della città, e con questo lavoro, nel 2004, entra nella selezione della Biennale del Manifesto di Varsavia. Nel 2003 insegna grafica alla facoltà di architettura dell’Università La Sapienza di Roma, e in seguito a questa esperienza capisce definitivamente che la scuola – che sia da allieva o da insegnante– non fa per lei. Nel dicembre 2001 fonda, insieme al compagno Simone Tonucci, la casa editrice Orecchio acerbo il cui catalogo conta oggi oltre ottanta titoli e che – nonostante i numerosi riconoscimenti per il suo impegno nel rinnovamento dell’editoria per ragazzi in Italia – giorno dopo giorno dilapida inesorabilmente le risorse accumulate in molti duri anni di lavoro grafico. Malgrado i suoi numerosi e sempre strazianti traslochi – oltre 35 – continua a vivere a Roma e non ha ancora abbandonato l’idea che prima o poi diventerà una grande matematica. 

 

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Giovedì, 02 Giugno 2016

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