Pasolini - La diversità consapevole

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In una carta risalente ai primi anni Settanta, Pier Paolo Pasolini ha scritto: «Ogni volta che mi chiedono di raccontare qualcosa su mia madre, di ricordare qualcosa di lei, è sempre la stessa immagine che mi viene in mente. Siamo a Sacile, nella primavera del 1929 o del 1931, mia mamma e io camminiamo per il sentiero di un prato abbastanza fuori dal paese; siamo soli, completamente soli. Intorno a noi ci sono i cespugli appena ingemmati, ma con l’aspetto ancora invernale; anche gli alberi sono nudi, e, attraverso le distese dei tronchi neri, si intravedono in fondo le montagne azzurre. Ma le primule sono già nate. Le prode dei fossi ne sono piene. Ciò mi dà una gioia infinita che anche adesso, mentre ne parlo, mi soffoca. Stringo forte il braccio di mia madre (cammino infatti a braccetto con lei) e affondo la guancia nella povera pelliccia che essa indossa: in quella pelliccia sento il profumo della primavera, un miscuglio di gelo e di tepore, di fango odoroso e di fiori ancora inodori, di casa e di campagna. Questo odore della povera pelliccia di mia madre è l’odore della mia vita».
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Pasolini

- la diversità consapevole

a cura di Enzo Campi

Contributi critici e scritti dedicati di Sonia Caporossi, Roberto Chiesi, Vladimir D’Amora, Antonella Pierangeli, Marco Adorno Rossi, Enzo Campi

 

In una carta risalente ai primi anni Settanta, Pier Paolo Pasolini ha scritto:

«Ogni volta che mi chiedono di raccontare qualcosa su mia madre, di ricordare qualcosa di lei, è sempre la stessa immagine che mi viene in mente. Siamo a Sacile, nella primavera del 1929 o del 1931, mia mamma e io camminiamo per il sentiero di un prato abbastanza fuori dal paese; siamo soli, completamente soli. Intorno a noi ci sono i cespugli appena ingemmati, ma con l’aspetto ancora invernale; anche gli alberi sono nudi, e, attraverso le distese dei tronchi neri, si intravedono in fondo le montagne azzurre. Ma le primule sono già nate. Le prode dei fossi ne sono piene. Ciò mi dà una gioia infinita che anche adesso, mentre ne parlo, mi soffoca. Stringo forte il braccio di mia madre (cammino infatti a braccetto con lei) e affondo la guancia nella povera pelliccia che essa indossa: in quella pelliccia sento il profumo della primavera, un miscuglio di gelo e di tepore, di fango odoroso e di fiori ancora inodori, di casa e di campagna. Questo odore della povera pelliccia di mia madre è l’odore della mia vita».

Da qui, da questa germinazione nostalgica della memoria si origina e prende forma il nucleo fondante del cantico poetico ed esistenziale di Supplica a mia madre, il componimento scritto da Pier Paolo Pasolini il 25 aprile 1962 e in seguito inserito all’interno della raccolta Poesia in forma di rosa nel 1964.

 

Una sottile, impura epifania del dolore s’incarna infatti nel corpo della parola fin dall’incipit:

È DIFFICILE DIRE CON PAROLE DI FIGLIO

CIÒ A CUI NEL CUORE BEN POCO ASSOMIGLIO.

TU SEI LA SOLA AL MONDO CHE SA, DEL MIO CUORE,

CIÒ CHE È STATO SEMPRE, PRIMA D’OGNI ALTRO AMORE.

 

Una confessione dall’impatto devastante, lucidamente consapevole, dell’impossibilità alla vita e alla ricerca dell’armonia a cui la separazione dal corpo della madre sembra condannare gli uomini dal momento della nascita per il resto della loro vita. Pasolini dice a sua madre “tu sei la sola al mondo”; la sola che ha guardato il cuore del poeta, ma la purezza e l’ingenua fragilità di primula di Susanna la pongono al riparo dalla visione dell’abisso del figlio.

Subito dunque, fin dai primi versi, una sensazione cerebrale, lucidamente consapevole come un’intellezione somatica, invade il campo del senso, proponendo un filo conduttore in grado di sottrarsi al dominio del poetico per affondare nella rivolta tragica e straziante di un urlo:

PER QUESTO DEVO DIRTI CIÒ CH’È ORRENDO CONOSCERE:

È DENTRO LA TUA GRAZIA CHE NASCE LA MIA ANGOSCIA.

(estratto da “L’inconfessabile tocco del nulla lucente: Supplica a mia madre, una lettura”)

 

 

Il volume comprende la riproduzione della prima stesura del dattiloscritto (con correzioni autografe) di Supplica a mia madre, depositato presso l’Archivio Contemporaneo A. Bonsanti del Gabinetto Vieusseux di Firenze.

Il volume comprende inoltre i testi dei finalisti dei due concorsi letterari dedicati a Pasolini e banditi dal Festival Bologna in Lettere: Patrizia Santi, Maurizio Camerini, Fernando Della Posta, Silvia Rosa, Daniele Andreis, Valentina Frisone, Francesca Maria Marziano, Eleonora Fidelia Chiefari, Costanza Venturoli.

 

 

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Recensioni

Mercoledì, 28 Ottobre 2015

molto, molto bello

un volume a più voci su uno dei più grandi intellettuali italiani del '900

(R)