Una speranza ostinata

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Questo libro, scritto con il piglio di un diario, racconta di un padre ballerino e di una madre colta, l’ascesa del nazismo, lo spirito dei vent’anni e l’amore che rendono fiduciosi anche davanti alle deportazioni, alla crudeltà della vita del campo. L’umanità si corrompe, ma non viene meno, tenuta in vita dalla coscienza di essere uomini. Instancabile, continua a portare le sue memorie nelle scuole: «Il mio corpo è debole, ma i dettagli di quel tempo spaventoso sono incisi nella mia anima». E ai giovani che lo ascoltano ricorda sempre: «Voi non siete responsabili di quello che è successo, ma è compito vostro che non si ripeta mai più».
Autore
Max Mannheimer
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Una speranza ostinata

Autore:Max Mannheimer

Traduzione: Claudio Cumani 

Prefazione: Paolo Rumiz 

pag 128

 

Nel dicembre del 1963 Max Mannheimer deve essere operato alla mascella. L’assistente del medico dimentica per diversi giorni di consegnargli il risultato degli esami e Max si convince di essere condannato. Si rende conto di non avere mai parlato alla figlia delle sue esperienze nei campi di concentramento, «per difendere lei e me stesso». Decide quindi di scrivere le sue memorie. In pochi giorni butta giù il testo, lavorando come un pazzo anche di notte, con la paura di morire prima di terminare il lavoro. Un mese dopo le dimissioni dall’ospedale, consegna alla figlia le pagine, dicendole che dovrà leggerle solo dopo la sua morte.

Questo libro, scritto con il piglio di un diario, racconta di un padre ballerino e di una madre colta, l’ascesa del nazismo, lo spirito dei vent’anni e l’amore che rendono fiduciosi anche davanti alle deportazioni, alla crudeltà della vita del campo. L’umanità si corrompe, ma non viene meno, tenuta in vita dalla coscienza di essere uomini. Instancabile, continua a portare le sue memorie nelle scuole: «Il mio corpo è debole, ma i dettagli di quel tempo spaventoso sono incisi nella mia anima». E ai giovani che lo ascoltano ricorda sempre: «Voi non siete responsabili di quello che è successo, ma è compito vostro che non si ripeta mai più».

 

Autore

Max Mannheimer (6 febbraio 1920) è il maggiore dei cinque figli di Jacob e di Margaret, commercianti cecoslovacchi. Il 27 gennaio 1943 Max, la moglie, i genitori e i fratelli sono deportati a Terezin, poi a Varsavia, Auschwitz, Dachau. Solo Max ed Edgar (il fratello più piccolo) si salveranno: vengono liberati dagli americani il 30 aprile 1945, lo stesso giorno in cui Adolf Hitler si suicida nel bunker di Berlino. Dal 1988 è presidente della Comunità Campo di Dachau. È Cavaliere de la Légion d’Honneur della Repubblica Francese; il centro di formazione giovanile di Dachau è stato rinominato in suo onore in Max-Mannheimer-Studienzentrum (Centro di studio Max Mannheimer), nel 2015 ha ricevuto la Medaille für besondere Verdienste um Bayern in einem Vereinten Europa (Medaglia permeriti speciali per la Baviera in un’Europa unita). È pittore, la sua recente esposizione è consultabile a questo link.

La traduzione è affidata a Claudio Cumani, laureato in fisica all’Università di Trieste e lavora in Germania, all’ESO (European Southern Observatory), l’organizzazione astronomica europea con sede a Garching bei München e i telescopi sulle Ande cilene. Si occupa di politiche per l’integrazione dei migranti e di comunicazione interculturale.

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