Fino all'ultimo respiro

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Ogni cosa intorno a me si stava frantumando. I miei sogni, il mio Paese. Tutto, come sentivo dire nei caffè, andava a farsi fottere. Nessuno si chiedeva – o solo in pochi – chi e che cosa, più esattamente, sarebbe stato fottuto. Come difendersi? Come proteggere e nutrire le proprie origini?
Autore
Topol Jáchym
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Fino all'ultimo respiro

di Topol Jáchym

[Croazia]

pag 168

Ogni cosa intorno a me si stava frantumando. I miei sogni, il mio Paese. Tutto, come sentivo dire nei caffè, andava a farsi fottere. Nessuno si chiedeva – o solo in pochi – chi e che cosa, più esattamente, sarebbe stato fottuto. Come difendersi? Come proteggere e nutrire le proprie origini?

 

«L’ultimo decennio jugoslavo ha avuto le sue stelle e le sue icone culturali. Per la letteratura c’era Danilo Kiš e per il teatro Rade Šerbedžija». Parola di Miljenko Jergović.

Tuttavia Šerbedžija non è stato soltanto un indimenticabile Amleto e un intenso Re Lear, un geniale interprete di Brecht e Ibsen, né si è limitato a prestare il suo volto e il suo sguardo ipnotico ai più importanti registi jugoslavi prima di approdare a Hollywood. Talento poliedrico, artista istrionico e ribelle, Šerbedžija ha attraversato gli anni cruciali della Jugoslavia da protagonista, sempre sopra le righe: dalla Primavera croata alle irriverenti esibizioni davanti ai gerarchi di Partito; dagli incontri con Krleža, suo padre spirituale, ai vecchi amici travolti dalla deriva nazionalistica; dall’urlo disperato della Sarajevo assediata alla sofferta fuga all’estero e al ritorno da “traditore”. E la sua vicenda artistica e umana si è a tal punto intrecciata alla storia di un Paese che non esiste più, da trasformarsi nella biografia di un’intera nazione, schiacciata dalle sue stesse utopie. Forse per questo il grande attore riesce a raccontarci con tanta vivezza – e senza mai ripararsi dietro una maschera di cinismo – che cosa significhi essere rimasti orfani del proprio Paese, della propria storia personale, sentirsi estranei e soli ovunque, anche “a casa”. E che cosa significhi, per converso, il coraggio di una vita da autentico mattatore, sempre alla rincorsa, voluttuosa fino all’ultimo respiro.

 

Autore

Rade Šerbedžija (1946) è un raffinato poeta e cantautore, ma soprattutto uno dei più noti attori della ex Jugoslavia. Diplomato all’Accademia d’Arte drammatica di Zagabria, negli anni settanta lavora con i principali cineasti jugoslavi e si profila come grande interprete shakespeariano. Giovane pupillo di Miroslav Krleža, di cui porta in scena le opere più significative, nei primi anni novanta decide di abbandonare il proprio Paese sconvolto dalla guerra civile e, dopo un soggiorno a Londra, di stabilirsi negli Stati Uniti. Il successo internazionale sul grande schermo arriva con Prima della pioggia (1994) di Milčo Mančevski (Leone d’Oro a Venezia), La tregua (1997) di Francesco Rosi ed Eyes Wide Shut (1998) di Stanley Kubrick.

Nel 2007 si è aggiudicato il premio Marco Aurelio come miglior attore al Festival del Cinema di Roma per la sua interpretazione in Fugitive Pieces.

In Italia ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo L’amico dice di non conoscerlo più (Amos, 2004).

brossura
lIbro nuovo

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