Strade di notte

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Sfarzosi boulevard e fetidi vicoli bui: le strade di notte percorse da Gazdanov con il suo taxi svelano il vero volto di una Parigi regale e disperata, il cui fondo tenebroso resta inafferrabile. Paragonato a un Proust che si fa tassista nelle vie parigine e a un Nabokov senza Lolita, è oggi considerato in Russia – dove le sue opere sono state pubblicate soltanto a partire dai primi anni novanta – un “classico moderno” alla stregua di Gogol’ e Bulgakov.
Autore
Gajto Gazdanov
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STRADE DI NOTTE

di Gajto Gazdanov

[Russia]

pag 216

Dopo qualche anno cominciai a guardare agli esemplari di quella fauna notturna come a carogne umane ambulanti; prima avevo un’opinione migliore della gente, e senza il taxi avrei sicuramente conservato molte delle illusioni che ora, invece, si sono dissolte per sempre, come se un veleno fetido avesse bruciato la parte d’anima loro destinata.

 

Sfarzosi boulevard e fetidi vicoli bui: le strade di notte percorse da Gazdanov con il suo taxi svelano il vero volto di una Parigi regale e disperata, il cui fondo tenebroso resta inafferrabile. I molti personaggi che la popolano – filosofi alcolizzati e cortigiane ridotte in miseria, ministri e curati, principi russi decaduti, bizzarri inventori, operai in giacca e cravatta – concedono poco al naturalismo e certo non compongono un semplice bestiario di desolazione. Tutt’altro. Con la complicità delle luci notturne che liberano il reale da contorni troppo netti, Gazdanov – definito «il più francese tra gli scrittori russi» – narra i loro destini con tocco leggero, quasi ne fosse stregato: tutti si raccontano, ora senza pudori ora reticenti, ora nella fugace e precaria intimità del taxi ora nel chiuso dei caffè, affidando alla parola l’estrema salvezza. Perché in un mondo dominato dal disincanto, dove la bellezza è merce in vendita e l’esilio condizione dell’anima, è forse soltanto la parola a poter redimere le strade della notte.

 

Autore

Gajto Gazdanov (1903-1971) è tra gli interpreti più significativi della letteratura russa dell’emigrazione. Nasce a San Pietroburgo, ma ben presto abbandona il proprio Paese sconvolto dalla Rivoluzione bolscevica e dalla guerra civile. Dopo brevi soggiorni in Turchia e Bulgaria, si trasferisce a Parigi, dove svolge una miriade di mestieri, tra i quali il facchino, il lavapiatti, l’operaio alla Citroën e il tassista notturno, quest’ultimo magistralmente tratteggiato in Strade di notte, romanzo scritto nei primi anni quaranta. Dovrà attendere il secondo dopoguerra per vedere ufficialmente riconosciuta la propria statura letteraria, e perché la sua carriera di scrittore, segnata dal successo nel 1948 de Il fantasma di Alexander Wolf (Voland, 2002), finalmente decolli. Paragonato a un Proust che si fa tassista nelle vie parigine e a un Nabokov senza Lolita, è oggi considerato in Russia – dove le sue opere sono state pubblicate soltanto a partire dai primi anni novanta – un “classico moderno” alla stregua di Gogol’ e Bulgakov.

brossura
lIbro nuovo

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