Nostra Signora del Nilo

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Siamo a Nyaminombe, Ruanda, nei primi anni Settanta, e ad arrivare sono le allieve, figlie di ministri, uomini d’affari e ricchi commercianti – Gloriosa, Frida, Goretti, Godelive, Immaculée e tante altre, le ragazze destinate a diventare un modello per tutte le donne del paese. Ma ci sono anche Veronica e Virginia, due delle giovani tutsi ammesse in virtù della quota etnica, un misero diecipercento, un’elemosina degli hutu. Inizia così un nuovo anno scolastico, scandito da lezioni e pasti in comune, da pene e momenti di buonumore, e da preghiere, canti e pellegrinaggi alla statua di Nostra Signora del Nilo. Ma l’atmosfera di virginale ordine cela crepe minacciose, occulta la fosca lussuria del cappellano e l’astiosa impudenza di alcune allieve che sfocia in odio razziale, e niente rimarrà intatto di quel breve anno segnato dalla pioggia incessante.
Autore
Scholastique Mukasonga
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Nostra Signora del Nilo

di Scholastique Mukasonga

[Ruanda]

pagine 216

 

«Mukasonga ha scritto un romanzo che ha tutta la potenza e l’inquietudine di un’attesa dilaniata e la violenza di una giovinezza interrotta». Andrea Bajani, la Repubblica

«Con una narrazione scorrevole Scholastique Mukasonga riesce ad affrontare, quasi con levità, il tema della sopraffazione dell’uomo sull’uomo analizzato sotto forma di colonialismo, lotta tribale, superstizione religiosa». Demetrio Canale, Africa News

 

Arrivano a bordo di portentose Range Rover, Mercedes e jeep militari, arrivano la domenica pomeriggio, a ottobre, quando la stagione delle piogge sta per cominciare, arrivano al liceo Nostra Signora del Nilo che svetta nel cielo in tutta la sua fierezza, non lontano dalla sorgente del Grande fiume dove si erge la statua della Madonna nera. Ad accoglierle ci sono le suore, la madre superiora, il cappellano, le guardie comunali e il sindaco, e un immancabile stuolo di curiosi.

Siamo a Nyaminombe, Ruanda, nei primi anni Settanta, e ad arrivare sono le allieve, figlie di ministri, uomini d’affari e ricchi commercianti – Gloriosa, Frida, Goretti, Godelive, Immaculée e tante altre, le ragazze destinate a diventare un modello per tutte le donne del paese. Ma ci sono anche Veronica e Virginia, due delle giovani tutsi ammesse in virtù della quota etnica, un misero diecipercento, un’elemosina degli hutu. Inizia così un nuovo anno scolastico, scandito da lezioni e pasti in comune, da pene e momenti di buonumore, e da preghiere, canti e pellegrinaggi alla statua di Nostra Signora del Nilo. Ma l’atmosfera di virginale ordine cela crepe minacciose, occulta la fosca lussuria del cappellano e l’astiosa impudenza di alcune allieve che sfocia in odio razziale, e niente rimarrà intatto di quel breve anno segnato dalla pioggia incessante.

Con una scrittura avvolgente e ingannevolmente semplice, Mukasonga delinea un microcosmo femminile al tempo stesso puro e velenoso, in cui si riflettono le tensioni che agitano un paese nel suo desolante cammino verso il genocidio del 1994.

 

Autore

Scholastique Mukasonga è nata in Ruanda nel 1956. Di etnia tutsi, nel 1973 è stata costretta a fuggire prima in Burundi poi in Francia per sfuggire alle persecuzioni degli hutu. Nel 1992 si è stabilita in Normandia, dove vive tutt’ora, scampando così al genocidio del 1994 in cui hanno perso la vita ventisette membri della sua famiglia, tra cui la madre. Nel 2006 ha pubblicato per Gallimard Inyenzi ou les Cafards, un’autobiografia scritta per sé stessa, «per non dimenticare». Nel 2008, sempre per Gallimard, ha pubblicato un omaggio alla madre Stefania, La femme aux pieds nus, con cui ha vinto il Prix Seligmann, un premio contro il razzismo, l’ingiustizia e l’intolleranza. Il terzo libro, una raccolta di racconti intitolata L’Iguifou: Nouvelles rwandaises, ha segnato il passaggio a una prosa più poetica e venata di umorismo, con cui nel 2010 si è aggiudicata il Prix Renaissance de la Nouvelle e il Prix de l’Académie des Sciences d’Outre-Mer. Con Nostra Signora del Nilo, uscito in Francia nel 2012, l’autrice ha affermato di aver finalmente smesso i panni della «vittima» o della «sopravvissuta». «È solo adesso che la qualità letteraria della mia prosa è stata riconosciuta. Mi sento una scrittrice a tutti gli effetti».

 

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lIbro nuovo

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