Stranieri

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John Teliopulos, all’età di 14 anni, si trasferisce con la famiglia dagli Stati Uniti alla Grecia su decisione dei genitori che sperano così di strapparlo alla droga. Solo, a disagio, in un paese che non sente suo, fa presto amicizia con un bizzarro gruppo di ragazzi con i quali vive esperienze di droga, sesso e amori omosessuali. Preda di allucinazioni, comincia a chiedersi dove stia il confine tra bene e male e a confrontare i valori di una società tradizionale con quelli propugnati dalla vita moderna. Saranno proprio le sue allucinazioni e le voci che la sua mente crede di sentire che forniranno risposte alle sue domande.
Autore
Jacovo Papadopulos
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Stranieri

di Jacovo Papadopulos

Pagine 262

 

John Teliopulos, all’età di 14 anni, si trasferisce con la famiglia dagli Stati Uniti alla Grecia su decisione dei genitori che sperano così di strapparlo alla droga. Solo, a disagio, in un paese che non sente suo, fa presto amicizia con un bizzarro gruppo di ragazzi con i quali vive esperienze di droga, sesso e amori omosessuali.

Preda di allucinazioni, comincia a chiedersi dove stia il confine tra bene e male e a confrontare i valori di una società tradizionale con quelli propugnati dalla vita moderna. Saranno proprio le sue allucinazioni e le voci che la sua mente crede di sentire che forniranno risposte alle sue domande. 

 

Autore

Jacovo Papadopulos 

[estratto dall'intervista all'autore - fonte Gay.tv]

Il tuo libro si intitola 'Stranieri' e affronta anche il tema del viaggio. Un viaggio non fisico ma che porta il protagonista a scoprire se stesso. Ti è mai capitato di sentirti straniero?

Sì,so che le persone non sono affatto come dicono di essere, che al mondo si è soli davvero e sulla famiglia non si può contare eternamente. Non sono un ragazzo triste, ma mi sento inadeguato nella vita. Sono un cane randagio, sono riservato e schivo. Poi dipende anche dalle persone, c'è con chi familiarizzo subito e mi affeziono terribilmente entrando nella loro quotidianità.

"Ogni esperienza è bella e ha un suo valore; anche la più atroce arricchisce". Questa frase viene pronunciata dal protagonista del tuo libro. Sei tu quella persona?

Sì, voglio dire che dopotutto la vita è bella. Credo che anche l'esperienza più atroce, una volta passata, la si possa definire bella. Ha un suo valore, intendo che è comunque formativa. Anzi tenerla segreta, soffrire senza essere plateali aiuta ad accettare ciò che è successo e addirittura a dimenticare. Confidarsi con gli altri non sempre aiuta, è difficile trovare persone degne di ascolto, chi le trova è fortunato. Io faccio tesoro di ogni esperienza.

Perché scrivere a quindici anni "un libro che parla di sesso, droga e amori omosessuali"?

E' nato tutto in modo molto naturale, scrivo perchè è terapeutico, quando ho scritto non avevo scelto delle tematiche precise da trattare. Sicuramente è un libro nato dall'esigenza di dire la mia. Ero stanco di sentire parlare gli adulti di adolescenza, anche loro sono stati adolescenti ma in un altro contesto e poi non sopportavo gli stupidi moralismi di chi discuteva di sesso e di morale, di chi definiva ciò che è giusto o sbagliato. Possiamo condannare la droga perchè porta ad un danneggiamento fisico, ma non si possono condannare le scelte dell'individuo che non recano alcun danno.

 

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