una delle esperienze narrative più interessanti e notevoli del romanticismo portoghese. La critica e la storiografia letteraria sono solite definire fantastici iRacconti di Álvaro do Carvalhal, ma questa affrettata classificazione sulla base delle categorie stabilite da Tvetzan Todorov ha l’inconveniente di dare una pallida immagine della ricchezza e della complessità di questi testi. I Racconti, infatti, non si prestano affatto a una agevole catalogazione nel genere fantastico, o meraviglioso, nonostante presentino personaggi e situazioni insoliti o straordinari, per via della componente ironica, la cui matrice risale a Sterne e Hoffmann, che li contraddistingue.
"Nessuno mi guarda, non so che cos’ho fatto. Perché nessuno mi rivolge la parola?" una fiaba dalle atmosfere screziate di perturbante che solo gradualmente rivela la sua natura allegorica, tenendo in ostaggio il lettore fino allo straordinario epilogo.
Altrove è una delle opere più felici di tutto questo secolo. Pubblicato nel 1948, in quasi sessant’anni ha preso sempre più sapore ed è diventato un libro senza tempo, come a pochi succede. Descrive paesi immaginari, come quelli evocati da antichi cronisti, da antichi viaggiatori fantastici. Molti di questi paesi però sono quelli delle nostre fissazioni, dei nostri vaneggiamenti morali. Ogni paese serve a descrivere un temperamento.
"Misterioso, poetico, ricco di suspense, emozionante; un romanzo meraviglioso che evoca le relazioni complesse fra gli essere umani e la natura." Kirkus Review "Cani selvaggi non è per persone deboli di cuore, la sua brutale prospettiva sull'amore e sul senso di perdita vi ossessionerà per giorni." Entertainment Weekly
Un racconto "on the road", sull'autostrada che dalla Francia porta verso il sud, l'Italia, Roma. Una copia autostoppista e il proprietario dell'auto che li carica, un ménage à trois che si sviluppa sull’asfalto delle autostrade italo-francesi diventa un dramma psicologico di vibrante ironia, più volte ristampato in Francia in edizioni tascabili.
Un mestiere può trasformarsi in una passione ossessiva e totale? È quanto accade a Pim che, finiti gli studi superiori, decide di fare il macellaio con l’obiettivo abnorme di diventare il piú grande macellaio del mondo. Innamorato della carne, accarezza le ragazze come palpa le carcasse, si identifica con gli animali che vanno al macello, con le mucche nelle fattorie, si incarna in ciò che ogni giorno seziona e conosce alla perfezione. È un boia che fa corpo con la propria vittima, in un libro che si legge tutto d’un fiato, con la passione con cui si leggerebbe una storia d’amore. Perché, come dice Lévi-Strauss nell’epigrafe di questo romanzo brillante e crudele: “Il modo piú semplice di identificarsi con l’altro da sé, è ancora mangiarlo”.
Nel libro l'autore narra la sua esperienza nella Guerra di Spagna, vissuta al fianco di Stephen Spender, ma racconta anche di molte altre vicende che hanno preceduto quel momento. Un’analisi magistrale della relazione tra sessualità, politica, cultura, narrata a più voci, in un gioco pirandelliano, che progressivamente smonta gli alibi e le false pretese.
«Il fatto di cronaca all’origine del libro che ha ispirato il film ''Oltre le colline'' di Cristian Mungiu, premiato al Festival di Cannes, accade nel 2005, in Romania. Un ambizioso prete, con velleità di esorcista, esercita il potere sulle monache e sui fedeli seguendo un retrivo e agghiacciante prontuario dei peccati. Infelici ragazzi sopravvivono agli orfanotrofi ma non a se stessi, tra pedofilia d’importazione, corruzione autoctona, associazioni umanitarie benefiche e per delinquere. Ingenue suore si prodigano zelanti al servizio di un’interpretazione mistificatoria del senso religioso.
L’essere umano è fragile perché costantemente minacciato dalle onde del capitalismo che lo flagellano e dal vento dell’egoismo umano (così in contrasto con la sua aspirazione all’amore) che lo spazza via. Scritto negli anni ottanta, i libro rappresenta un testamento – il termine è calzante perché Kellendonk morirà pochi anni dopo – per decifrare i nostri tempi confusi e scomodi.
Nathan si abbandona nelle mani di Christa e il sesso diviene il paradigma del rischio a cui si espone. Un romanzo forte sul piacere, pervaso da una sorta di malinconica ironia con cui Menasse esplora abilmente l’anima e il corpo di un uomo di mezza età, e che lo conferma tra gli scrittori più alti della scena letteraria germanica
Combattuti tra il loro amore appena nato e lo squallore disperato a cui li mette di fronte la povertà, due giovani si troveranno di fronte a una scelta radicale che potrebbe rovesciare le sorti della loro esistenza. Estasi di libertà è il romanzo che si credeva perduto del grande scrittore austriaco, pubblicato in Germania e in Francia nel 1982. Rimasto inedito nel nostro Paese fino al 2011.
Ogni cosa intorno a me si stava frantumando. I miei sogni, il mio Paese. Tutto, come sentivo dire nei caffè, andava a farsi fottere. Nessuno si chiedeva – o solo in pochi – chi e che cosa, più esattamente, sarebbe stato fottuto. Come difendersi? Come proteggere e nutrire le proprie origini?
«Tutto quanto, mio caro signore, è andato a farsi fottere. Nessuno bada a come è la persona, se è buona o meno. Ecco, per esempio, lei è croato e io sono un bošnjak, e cosa ci manca?» «Non sono croato.» «Va bene, ma vive là. Qualcosa sarà pure.» «Qualcosa» sospirò il professore. In questo pungente e disincantato romanzo on the road dominano, esplosivi, gli slanci, gli sdegni, le ossessioni e lo spirito ilare di un autore come Jergović, che quando scrive mette in gioco l’intera esistenza.
Una storia d’amore gay ambientata nella Salonicco del primo Pride cittadino, in una Grecia in piena crisi, e tuttavia piena di energia. Una storia tenera e spassosa che ci racconta questa nuova generazione.
Al termine della seconda guerra mondiale, in Francia, un bambino osserva il suo microcosmo familiare. Con ironia e involontario cinismo, il bambino affronta le grandi questioni metafisiche e riflette sull’esistenza di Dio.
Uno scrittore – che ha preso come pseudonimo le iniziali di Robert Louis Stevenson – ha sempre disdegnato le interviste e la televisione. Fino al giorno in cui accetta di partecipare a una breve trasmissione dedicata al suo amico scrittore Juan Carlos Onetti. Ma quando torna a casa, la moglie e le figlie dicono di averlo trovato “sfocato”. A poco a poco, l’impressione di “sfocatezza” contagia la vita reale. Un medico gli consiglia una cura televisiva che compensi tanti anni di rifiuto. Ma in ogni nuova apparizione sullo schermo, lo scrittore continua a sfumare... Un rovesciamento del rapporto fra scrittori e media, fra superbia e volgarità, portato alle sue estreme conseguenze. Una satira esilarante di un grande scrittore spagnolo.
Il comandante del Prometeo narra la storia di Alcide Le Gouadec, un capitano di lungo corso che si imbarca su una splendida nave per viaggiare intorno al mondo e che, privato di qualsiasi contatto con l'equipaggio , sprofonda nell'oceano vittima di un ammutinamento. Frutto di un lavoro stilistico ostinato ma invisibile, questo breve racconto ci mostra tutti i tormenti inflitti all'essere umano dalla precarietà dell'esistenza
È a una riunione di Amnesty International che Viljo Surunen, emerito glottologo di Helsinki, incontra la dolce maestra di musica Anneli Immonen: tra i due idealisti dal cuore generoso non può che scattare la scintilla dell’amore, cementata dalla reciproca promessa di salvare i prigionieri politici di tutto il mondo. Ma nonostante le lettere di protesta di cui inondano i dittatori di tre continenti, nessuno si ravvede: i diritti umani continuano a essere spudoratamente calpestati e neppure il loro protetto, il professor Ramón López, da anni ingiustamente detenuto, vede cambiare la sua sorte. Surunen decide di passare all’azione: andrà lui stesso a liberarlo nel Morterey, dove un despota senza scrupoli, asservito agli americani, ha instaurato uno dei peggiori regimi militari del Centroamerica.
“Horzon racconta la propria vita... è magistrale, è vera arte” Der SpiegelSogno o realtà? Beffa o racconto mistico? Ecco la picaresca biografia di un imprenditore o... di un creativo in tempo di crisi?